La giustizia italiana ancora protagonista. Tutti ricordate il "caso Mastella". Ora è la volta di Pecorario Scanio, inquisito sotto elezioni, smascherato non da atti ufficiali ma da fuga di notizie.
Tanto veloce a puntare il dito, quanto lenta a punire, la nostra.....giustizia.
Edi Pinatto, con i suoi otto anni necessari per scrivere una sentenza, ha consentito la scarcerazione di sette pericolosi mafiosi. Il ministro della giustizia aveva osato chiedere la sua sospensione. Macchè, il CSM, organo di autogoverno dei giudici, ha rigettato tale richiesta.
Da notare come su Pinatto pesino già due pronunciamenti negativi del CSM (sempre per la sua lentezza) ed un processo penale (omissione di atti d'ufficio). Tutto ciò non è bastato al CSM per evitare che cittadini italiani siano sottoposti all'azione penale di un giudice sotto processo.
Ma qualche cosa è stato fatto, in concreto. Lo spostamento alla procura di Milano nella speranza che l'efficienza lombarda gli ridia la gioia di lavorare.
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